La vittoria della plastica

Nastro segnaletico appeso a ramoNegli ultimi anni si è assistito ad un aumento d'interesse per i trail running e al conseguente moltiplicarsi delle sfide sportive che si svolgono su sentiero.

Per qualcuno l'ambiente naturale è contemplazione, per altri competizione, proprio come la vita, e qui non si vuole sostenere che un approccio sia più lecito o adeguato di un altro.
En passant occorre anche annotare che alcuni sentieri vengono ormai mantenuti solo in occasione degli eventi sportivi che vi si svolgono, i quali hanno dunque una ricaduta positiva, apprezzabile da tutti i frequentatori.

Purtroppo l'attenzione che viene riservata alla pulizia preparatoria del percorso solitamente non è pari a quella che viene prestata dopo, e le gare in ambiente naturale hanno come spiacevole conseguenza quella di lasciarsi dietro un certo strascico di plastica: antiestetiche strisce appese agli alberi, spesso in nastro segnaletico bianco e rosso da cantiere.

Ogni educato escursionista sa che il pattume va riportato a valle, e che non è né bello né opportuno lasciare traccia del proprio passaggio. Questo principio dovrebbe governare anche lo svolgimento delle gare sportive, se non per ovvio senso civico almeno in rispetto della legge che impone di non abbandonare rifiuti; a maggior ragione se i rifiuti sono in plastica, a lunga o nulla degradabilità.

Per quale ragione può essere speso del tempo per apporre i nastri che indicano il percorso, ma non per levarli?
Il compito di Pollicino è senz'altro più piacevole di quello di Cenerentola: fare i nodi ai nastri è molto più rapido e divertente che disfarli, compito, quest'ultimo, piuttosto ingrato e dannoso per le unghie.
Forse si potrebbe istituire, ad affiancare i premi dei campioni, un più modesto ma altrettanto meritato premio ad una “scopa” che rimuova ogni traccia di plastica residua: i nastri segnaletici appesi ai rami, ma anche gli involucri di integratori che alcuni atleti abbandonano lungo il percorso con apparente noncuranza.

Nastro bianco e rossa da cantierePuò darsi che dopo qualche competizione qualcuno si sia effettivamente preso la briga di rimuovere i segnali, ma di certo non è la norma.
Per fare un esempio: nei boschi di una frazione collinare a sud della provincia stanno ancora penzolando dai rami degli alberi, nemmeno un pochino sbiadite, le strisce di plastica apposte in occasione di una gara svoltasi a giugno.
Strisce per la maggior parte inutili visto che, lungo una sterrata molto larga e priva di bivi, è abbastanza superfluo contrassegnare un albero sì e un albero no. A meno che i partecipanti non abbiano una spiccata propensione a smarrirsi, oppure a tuffarsi lateralmente nei rovi o nel tornante sottostante, per perdere un giro e ripassare dal via. O si deve credere che i concorrenti procedano talmente veloci da “correre” il rischio di perdere di vista l'ovvio e unico percorso praticabile, persino laddove i convenzionali segni in vernice bianca e rossa sono già molto numerosi ed evidenti?

A scanso di ogni possibile - per quanto improbabile - errore di orientamento, a volte i nastri si alternano a buste di plastica con i fori (quelle per i raccoglitori da ufficio ad anelli) fissate ai tronchi (con scotch sempre in plastica) e contenenti il logo e/o il nome dell'evento; la loro utilità è probabilmente quella di rafforzare in chi concorre la certezza di seguire i nastri della gara giusta e non di un'altra della quale penzolano ancora le indicazioni mai rimosse.

È auspicabile che si vorrà dedicare alla pulizia dei percorsi dopo le gare la stessa dedizione che viene profusa per la loro preparazione, rimuovendo dopo l'utilizzo nastri, buste e altri rifiuti di plastica, brutti e inquinanti, per consentire a coloro che transiteranno in seguito, con intento e spirito diversi, di godere di un ambiente nettato da sgradevoli elementi di disturbo.